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Coco Palms Resort, una struttura diventata leggenda.

Ho già accennato nell’articolo che parla di Elvis di come il Coco Palms Resort diventi la meta ultima per tutti coloro che ambivano a realizzare i propri desideri esotici. Sulla spinta del Re del Rock un anonimo resort hawaiiano si trasforma in leggenda e aiuterà innumerevoli persone a realizzare i propri sogni tropicali.

Il Coco Palms  infatti, nasce sull’onda del turismo Hawaiiano, sull’isola di Kauai nel 25 gennaio del 1953 in quella che era la più grande foresta Hawaiana di palme da cocco.

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Un luogo socialmente e spiritualmente importante per le Hawaii, molto vicino a tre dei templi “Heiau” più rilevanti dell’isola. Nelle vicinanze della sua struttura si trovano anche centenari luoghi sacri di benedizione e l’inizio del sacro cammino degli spiriti Aliʻi.

Ma Il piccolo villaggio turistico, anche se costruito con il supporto della moda dilagante del contesto esotico del Tiki , contava appena 24 camere e solo quattro dipendenti, e non inaugurò certo con la migliore benedizione spirituale Hawaiiana. Infatti pare che nella sua prima notte di apertura ospitò appena due persone.


Proprio per la sua ambientazione estremamente tropicale e per la riservatezza, l’ombra delle infinite palme da cocco fu teatro di alcune produzioni cinematografiche importanti finanziate da colossi come la Columbia Pictures e la 20th Century Fox.
Ma è dalla scelta ultima della Paramount Pictures, di ambientare proprio lì il film Blue Hawaii, che il destino del Coco Palms va ad incrociarsi con la leggenda vivente di Elvis, trasformando inaspettatamente e per sempre un piccolo gruppo di casette in una delle mete turistiche più ambite al mondo.

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Anche la mitica e già esistente Wedding Chappel, che infatti fu donata al resort proprio dalla precedente produzione del film della Columbia Pictures, Miss Sadie Thompson Con Rita Hayworth, e di cui abbiamo parlato nel precedente articolo, non ha mai avuto il risalto descritto prima della celebre scena del matrimonio di Elvis.

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Lo sbarco di Big El alle Hawaii portò il Coco Palms ad essere a tutti gli effetti leggenda, e non solo per i desideri del mondo intero di rivivere il matrimonio dell’attore/cantante, ma anche per tutti i suoi seguaci che dall’intero pianeta sognavano di soggiornare nel mitico appartamento numero 56, dove Elvis alloggiava, detto appunto King’s Cottage.
coco palms Questa mitica stanza, divenne un vero e proprio luogo di culto e di pellegrinaggio per tutti i fan del Re e dell’esotico.
Come già detto la scena del matrimonio appena menzionata, porterà il Coco Palms ad essere la meta più ambita delle coppie di tutto il mondo e sarà l’epicentro dell’organizzazione di un numero impressionante di matrimoni, circa cinquecento all’anno, non bastavano anni per prenotare una celebrazione al Coco Palms.

 

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coco palmsIl resort subì un incremento di popolarità talmente eclatante che, sotto la direzione di Grace Guslander, arrivò, negli anni 70, a poter ospitare clienti in ben 416 camere, ridotte poi nel 1984 a 393.

Da allora il Coco Palms ha ospitato, tra le innumerevoli palme da cocco, le personalità più influenti del mondo: da artisti noti come Frank Sinatra, le Von Trapp Family o Bing Crosby a noti personaggi reali come la famiglia giapponese.
Chiunque sognava un matrimonio alla Elvis e anche l’ex sindaco di Kua’i Maryanne Kusaka ha celebrato al Coco Palms il suo matrimonio.


coco palmsTutto questo successo lasciava presagire che la vita del Coco Palms fosse indubbiamente prospettata a lunghi periodi fiorenti ma nessuno poteva anticipare o predire la catastrofe abbattutasi nel 1992, quando il Coco Palms fu terribilmente devastato dall’uragano Iniki. Il più grande mai registrato nella storia delle Hawaii.

Alla distruzione di circa 9000 case e ai danni ad oggi stimati a oltre 3 miliardi di dollari si sommarono anche le macerie del resort.
In molti associano alla casualità un’accezione spirituale ma fatto sta che, fatalità, tra le poche strutture rimaste in piedi ci fu proprio il mitico cottage numero 56 che però, come tutte le rovine, fu preso d’assalto dagli sciacalli.

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La leggenda di Elvis e quindi del Coco Palms, per l’importanza dell’influenza sulla diffusione della cultura Tiki, ha reso ogni cimelio di questa tragedia oggetto da collezione con grande valore economico e affettivo per i fan del Re e del Tiki.

coco palmsCosì tra le poche testimonianze che non sono state rubate si potevano trovare piccoli ricordi di una storia che, come spesso accade, ha dovuto subire una tragica fine per diventare leggenda.
Ovviamente anche io non potevo non avere una piccola testimonianza di questo importante frammento della cultura tiki, ed è proprio un tassello del mosaico placcato d’oro che adornava il bagno del mitico King’s Cottage.


 

Dopo cambi di proprietà, piani di risanamento e tentativi di ricostruzioni, sempre ostacolati da vicissitudini burocratiche, finalmente si concretizzò l’attuazione del progetto della Hyatt Hotels in collaborazione con una società con sede ad Honolulu, la Coco Palms Hui LLC, ma i lavori intrapresi andarono in fiamme nel 4 luglio 2014 demolendo tutto quello che era stato ripristinato.

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Nonostante le avversità sembra che lo spirito della mitica location sia lontano dallo svanire, proprio come l’anima di Elvis, e tutt’ora è in atto una raccolta fondi per cercare di ripristinare alla vecchia gloria il Coco Palm Resort nel 2017.
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“Elvis has just left the building –
He’s up there with Jesus, in a big purple chair”
“He knows we all love him”
“Jesus, let him come back!
We don’t want Elvis dead!”
“And bring back The King
For the man in the street!”

FRANK ZAPPA – “Elvis Has Just Left The Building”

 

Come ormai più volte scritto in ogni contesto esotico che si rispetti non può mancare un bar con i cocktail tiki del momento, quindi anche il Coco Palms non era da meno e propongo in questa pagina due dei drink che andavano per la maggiore, il Plantation Daze e lo Sleeping Giant

Per informazioni sugli uragani e sulla tecnica per selezionare le molecole che li provocano e utilizzarle per far sciogliere lo zucchero degli sciroppi home made rimando al blog di Giovanni Ceccarelli.


 

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