Kahiki

Kahiki Supper Club, il locale più imponente dell’era Tiki

Il Kahiki Supper Club nasce a Columbus in Ohio dove, dalle ceneri del Grass Shack, danneggiato da un incendio, i due proprietari Bill sapp e Lee Leland decisero di investire nel progetto di un nuovo locale che diventerà il più imponente dell’era Tiki.


Se nel 1956 Mai Kai, locale storico tutt’ora esistente, è nato con un investimento di ben trecento mila dollari, cinque anni dopo, per il Kahiki fu spesa una somma che si aggirava intorno al milione, all’attuale valore monetario stimato in circa sette milioni e mezzo di dollari.


Con l’intento di surclassare la concorrenza degli ottocento quaranta locali distribuiti per le sole quattrocentomila persone presenti in città il progetto fu esuberante ma innovativo, e niente ormai poteva essere più di tendenza del Tiki.
Il 1961 nasce il Kahiki Supper Club un’opera storica il cui nome, preso da un dizionario polinesiano, ricorda Tahiti o meglio l’espressione “Sail to Tahiti”.
Kahiki“The ultimate goal of the architect… is to create a paradise. Every house, every product of architecture…should be a fruit of our endeavour to build an earthly paradise for people” Alvar Aalto.
E così è poi accaduto per l’architetto Bernard C. “Bennie” Altenbach, costruì il locale con stessa identica forma della antiche capanne della Nuova Guinea al cui interno erano riprodotte le quattro forze della natura: vento, acqua, terra e fuoco.

Ma indubbiamente, nonostante la cura maniacale dei dettagli, era già dall’ingresso esterno che la clientela era coinvolta nell’emotiva suggestione del Tiki.
Due enormi Moai si ergevano a delimitare l’ingresso principale del Kahiki, le potenti fiamme che si innalzavano dal cappello accompagnavano la camminata verso la porta di accesso pentagonale.

Chiunque abbia tentato di descriverne i particolari si è dovuto arrendere all’incompletezza di immagini e parole, solo i ricordi di chi lo ha vissuto possono far Kahikiaffiorare la complessità di tutta la struttura del Kahiki estesa complessivamente su oltre duemila metri quadrati.

All’interno ogni minimo dettaglio era studiato appositamente, dalle luci agli effetti sonori ai giochi con l’acqua della fontana, il tutto adornato da creazioni Tiki originali fatte a mano o recuperate per tutta la West Coast.

Gli ornamenti con piante tropicali abbondavano con forniture di alberi provenienti dalla Florida e addirittura, nel periodo di massimo splendore, veniva scaricato ogni mese un camion di foglie di banano.

 

Fin dall’esterno, la vegetazione, i giochi dei colori dell’acqua della laguna e le fiammeggianti torce erano caratteristiche di un’atmosfera già avvolgente prima dell’ingresso al ponte in bamboo, dal quale si accedeva alla doppia porta di bronzo del locale. L’interno era strutturato come fosse un antico villaggio, le capanne interne erano il tetto di numerosi locali tra cui un guardaroba da seicento posti.

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Appena entrati il Kahiki accoglieva la clientela con una cascata con giochi di luce, Moai, conchiglie, fontane e decorazioni di ogni tipo per poi allargarsi nelle varie room, come The Beachcomber Shop dove venivano venduti, camicie, gadget, mug e souvenir Tiki provenienti dai paesi tropicali e l’Outrigger Bar dove poter assaporare le ricette tiki adattate dal barman Sandro Conti.

Il Village Dinning Room accoglieva oltre duecento persone sedute che potevano usufruire ancora del Maui Bar e della sala Cocktail Lounge circondati dalla riproduzione delle foreste pluviali e l’inconfondibile sound della musica Exotica.

Perfino i bagni erano creati ad hoc con lavandini a forma di giganti conchiglie con delle teste Tiki che sputavano acqua calda e fredda.

E dopo i giganti Moai all’esterno un altro simbolo spiccava su tutto all’interno del Kahiki, una enorme statua interna sul fondo del locale alta otto metri e mezzo, gli occhi illuminati di rosso fuoco vegliavano sulla clientela dal palco su cui si innalzava il gigante Tiki, la cui bocca era un enorme camino.

 

Il locale fu subito un grande successo e gli incassi furono da subito esorbitanti grazie alla provenienza di visitatori da ogni parte del mondo.
Ma tutto in pieno stile Tiki era incentrato sui cocktails, emozionali e colorati che, più ad esaltare le qualità del distillato, erano utilizzati per creare sensazioni di stupore e allegria come usuale in quella che è definita seconda era Tiki. Ogni drink era venduto nel suo apposito bicchiere o mugs artisticamente uniche.

“Our colorful drinks were good for the happiness.”.. “And happiness was good for business.” Questo come racconta Skip Davis, barman per ventuno anni al Kahiki, era il lavoro e la dote di Sandro Conti.

KahikiE allora Sandro’s Sin, Malayan Mist, Blue Hurricane, Instant Urge, Headhunter, Jungle Fever, Potent Passion and Smokey Eruption e quello che ancora oggi può essere considerato il signature drink del locale: il Mistery Cocktail.
Ispirato alla Mistery Bowl del Mai Kai prima di essere servito era anch’esso contornato da rituali e danze delle Mistery Girls.

 

 

Il Kahiki nei momenti di massimo lavoro consumava circa mille ananas e circa duemila bottiglie di rum ogni mese, in un solo mese sono stati venduti circa diciotto mila drinks esotici.

Ma nel tempo il cambiamento e il diverso sviluppo economico di Columbus ha reso la zona in cui si trovava il Kahiki poco frequentata e appetibile quindi destinata al declino.
Successivamente fu iscritto al registro per la conservazione dei posti storici ma la struttura era talmente impegnativa e bisognosa di restauro che Michael Tsao, l’ultimo proprietario, non riuscì a far fronte all’investimento economico.

Già nel 1997 i sentori di questi cambiamenti portarono a far iscrivere il Kahiki al National Register of Historic Place per cercare di preservarne la struttura stessa.

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Il 26 agosto del 2000 il Kahiki chiuse definitivamente dopo trentanove anni e il 22 giugno del 2005 si spensero anche le ultime speranze di una possibile rinascita di un Kahiki con la morte di Micheal Tsao.

Nonostante dopo gli anni sessanta la cultura Tiki inizia il suo declino il Kahiki è la testimonianza di come questo movimento sia il più longevo e caratterizzante di tutta la miscelazione mondiale.

Sul link uno dei cocktail di Sandro Conti THE OUTRIGGER
per le spezie per comporre il falernum potere guadare il sito sulle spezie di Giovanni Ceccarelli

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